Rivolta i pancake e ribalta la lezione!

novembre 10, 2014

 

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Giovedì 30 ottobre. Ultima lezione di inglese prima di Halloween. Le zucche e le streghe mi hanno stancato, ma certo l’attesa e l’emozione dei miei studenti per l’imminente festa sono un dato che non posso ignorare. Decido di cavalcare l’onda, forse ci porterà lontano. E inizio subito a ribaltare un po’ di cose. Oggi comincio dalla fine e per prima cosa assegno i compiti: “Per lunedì preparerete i pancake con la ricetta di Michael”. I pancake? Michael? Che roba è?

Sguardi perplessi ed espressioni spaesate. Approfitto della confusione che ho appena generato e presento Michael alla classe: questa volta la lezione la farà lui. Snocciolerà i segreti dei suoi pancake d’autore affacciato alla “finestra” di un video. Da guardare e studiare a casa, collegandosi al mio blog , per rendere ancora più golosa la festa di Halloween. Il tutto, rigorosamente, in English!

I ragazzi non sanno che stiamo per vivere un’esperienza di “flipped classroom”, letteralmente di “classe ribaltata”: un nuovo metodo di insegnamento in cui la spiegazione viene affidata principalmente ad un video, mentre in classe si fa il lavoro di esercizio e approfondimento, in presenza e sotto la guida dell’insegnante. L’idea è venuta qualche anno fa a Jonathan Bergman e Aaron Sams, due insegnanti americani di Woodland Park, Colorado, che hanno inziato a registrare e postare online le loro lezioni per gli studenti assenti. L’iniziativa è stata di quelle virali: le lezioni online hanno cominciato a diffondersi sul web e così il metodo “Bergman-Sams” è stato conosciuto e sperimentato da sempre più docenti.

Salman Khan, fondatore di Khan Academy e lui stesso “flipped-class teacher” ante-litteram, parla così di questo nuovo metodo di insegnare:

“… ora gli studenti possono… rivedere la lezione a casa in base ai propri tempi e alle proprie esigenze. Ma la cosa più interessante – e anche la meno intuitiva quando si parla di tecnologia in aula – è che eliminando la lezione “taglia unica” e lasciando agli studenti non solo la possibilità di avere una lezione “su misura” a casa, ma anche l’insegnante a loro disposizione in aula e l’interazione con i compagni, la tecnologia viene impiegata per umanizzare la lezione… Ora la lezione è un’esperienza umana: insegnanti e alunni che interagiscono tra loro.”

Insomma, la “flipped classroom” può diventare una risposta a come motivare e coinvolgere gli studenti, nella misura in cui libera risorse e tempi da dedicare alle relazioni in aula, tra l’insegnante e i singoli alunni, e tra gli alunni stessi. Perché, non solo la relazione conta, ma, come dice James Comer, docente di psichiatria infantile all’università di Yale, “…non può esserci apprendimento al di fuori di una relazione significativa”. I dati forniti da Knewton, una delle organizzazioni che sostiene e promuove le “flipped classroom” negli USA, raccontano di un notevole incremento nel successo scolastico degli studenti del primo anno di scuola superiore che studiano con questo metodo: le bocciature in matematica sarebbero passate dal 44 al 13 per cento, quelle in inglese dal 50 al 19 per cento. E anche il comportamento sembra beneficiare delle “flipped classroom”: i richiami e le sanzioni disciplinari risultano più che dimezzati.

Lunedì 3 novembre, aula insegnanti. Un collega mi anticipa la sorpresa: “I ragazzi ti stanno aspettando per mangiare insieme a te i pancake che hanno preparato”. Dopo gli assaggi, dedichiamo l’intera lezione ad approfondire il lessico specifico usato da Michael nel video. Proiettiamo lo script della ricetta sulla Lavagna Interattiva Multimediale, ed insieme evidenziamo e analizziamo le parole chiave e ribadiamo il loro significato: ingredienti, attrezzi da cucina, azioni e procedure che i ragazzi già avevano visto ascoltato e trasformato in azione grazie alla lezione a casa.

Compito per Lunedì 10: “Riguardare il video, con i sottotitoli, e ripassare il lessico approfondito in classe… Ci sarà il Vocabulary Test sui pancake”.

Chiara Gorla

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